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Antartide l'ultimo continente


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Brevemente

Personalmente ho scoperto l'Antartide nel 2002, leggendo un libro di Ardito Desio, edizioni UTET, acquistato su una bancherella, e l'argomento si è subito rivelato affascinante.

Il continente, versione reale della Terra Australis Incognita a lungo sognata, è quasi interamente incluso nel Circolo Polare Antartico. Raggiunto solo nel XIX secolo dalle spedizioni europee, è stato esplorato e conquistato con una lunga serie di sacrifici, gesta eroiche e drammi.
Il clima estremo, la scarsa disponibilità d'acqua allo stato liquido e l'enorme calotta di ghiaccio che lo ricopre, ne fanno un luogo estremamente inospitale, eppure popolato da una caratteristica fauna; con mari pescosi e tempestosi, straordinarie barriere di ghiaccio, laghi subglaciali, valli secche, montagne e perfino vulcani.

Lontano da ogni forma di inquinamento, in posizione geografico-astronomica interessante, è oggi trasformato in un gigantesco laboratorio internazionale, dove le attività di ricerca scientifica si susseguono in campo astronomico, geofisico, climatico. L'Italia, dal 1981 membro del Trattato Antartico, opera da molti anni attraverso il PNRA, partecipando a numerose spedizioni scientifiche, come le perforazioni profonde dei progetti EPICA, TALDICE e ANDRILL; ha una propria base Mario Zucchelli in Baia Terranova e divide con la Francia la stazione Concordia sul plateau antartico.


Terra Australis Incognita

 Già nella Grecia antica, Pitagora sosteneva la sfericità della Terra ed Eudosso tentò di misurarne il diametro. Furono immaginate per l'emisfero australe, condizioni climatiche simili a quello boreale, non escludendo l'esistenza di terre all'estremo sud del mondo. In epoca alessandrina Eratostene calcolò con buona approssimazione la lunghezza del meridiano.
 Nel Medio Evo europeo questa visione del globo terrestre fu dimenticata a lungo, fino a quando Cristoforo Colombo (entusiasmato dalle teorie del Toscanelli) e i successivi viaggi oceanici la fecero tornare prepotentemente di attualità. Riavvicinandosi al pensiero greco, l'esistenza di una Terra Australis Incognita si supponeva per amor di simmetria e come naturale contrappeso meccanico al continente euroasiatico, come suggerito da Aristotele (1). Il termine Arktikos ha infatti origine greca, e così anche il suo opposto Antarktikos (dal greco artkos, cioè orso, poiché la Stella Polare che indica il Nord appartiene all'Orsa Minore).
 Nel 1520 il grande navigatore Ferdinando Magellano, alla ricerca di un passaggio tra l'Atlantico e il Pacifico, scoprì in Sud-America uno stretto, che prenderà il suo nome, e credette di vedere nella costa meridionale (su cui brillavano fuochi di accampamenti indigeni e che perciò chiamò Terra del Fuoco) le estreme terre di un nuovo continente. Ma nel 1578 Francis Drake (che combattè una lunga guerra corsara contro le colonie spagnole d'America, per conto della regina Elisabetta), dopo aver oltrepassato lo Stretto di Magellano, fu spinto da una tempesta verso sud-est e navigò tra Pacifico e Atlantico senza incontrare terre. Nel 1616 il successivo doppiaggio di Capo Horn ad opera di Jakob Le Maire (il suo nome identifica lo stretto che separa la Terra del Fuoco e l'Isola degli Stati) e Willem Corneliszoon Schouten (nato nei Paesi Bassi a Hoorn, da cui il nome della propaggine sudamericana), resero nuovamente incerta l'esistenza di un continente australe. Dopo la scoperta di nuove isole ad opera dei francesi Jean-Baptiste Charles Bouvet de Lozier (isola Bouvet, 1739), Yves-Joseph de Kerguelen de Trémarec (arcipelago Kerguelen, 1770) e Nicholas-Thomas Marion-Dufresne (isole Cozet e Prince Edward, 1770), tra il 1772 e il 1775 James Cook (navigatore e cartografo inglese) agli ordini dell'Ammiragliato Britannico e su incarico della Royal Society, superò più di una volta il Circolo Polare Antartico, durante la prima circumnavigazione australe. Cercando invano un collegamento tra il Sud-America e la Nuova Zelanda, portò la sua Resolution fino a 71° 10' S, arrivando senza saperlo a soli 240 Km dal continente, fermato dalla banchisa. La marina britannica aveva dimostrato la sua potenza, ma nonostante la scoperta delle Sandwich Australi (1775), l'estremo sud appariva ancora il regno incontrastato del gelo e dei ghiacci, e quindi di nessuna importanza per gli interessi nazionali. I grandi iceberg sembravano provenire da un continente, ma se questo esisteva aveva dimensioni molto minori di quanto fino ad allora sospettato.
 I mari del sud erano però molto pescosi. Le operazioni di avvicinamento proseguirono quindi, per decenni, quasi esclusivamente ad opera delle baleniere inglesi e americane, e dei cacciatori di foche, con scoperte casuali, non raramente mantenute segrete. Tra il 1819 e il 1821 il comandante Fabian von Bellingshausen, ufficiale russo di origine tedesca, in rappresentanza di una Russia ormai potenza mondiale, scoprì e battezzò, durante la sua circumnavigazione antartica, le isole Pietro I e Alessandro I, prime terre avvistate oltre il circolo polare. Nel 1820 il capitano Nathaniel Palmer, un cacciatore di foche, scorse la punta estrema della penisola antartica, senza poter dichiarare che si trattava di un nuovo continente.
 Tra il 1823 e il 1839 la Compagnia mercantile londinese dei fratelli Enderby patrocinò numerose missioni esplorative, sull'onda del rinnovato interesse politico per le aree dell'estremo sud e interessata alle prospettive offerte dalla pesca e dalla caccia alle foche. Per suo conto navigarono James Weddel (che raggiunse i 74° 15' S nel mare omonimo), John Biscoe (che scoprì e battezzò l'isola Adelaide, in nome della regina d'Inghilterra, e le isole Biscoe), Kemp, John Balleny (isole Balleny).


La conquista del continente

 Tra il 1830 e il '40 ci si era ormai convinti che il continente esisteva. Le spedizioni navali, con fini scientifici come lo studio del magnetismo, avevano anche lo scopo di giustificare future rivendicazioni territoriali; Francia, Stati Uniti d'America e Inghilterra inviarono spedizioni nelle acque antartiche. Nel 1837 Jules-Sébastien-César Dumont d'Urville, inviato dalla Francia, navigò lungo la costa rocciosa della Terra di Graham (nel 1840 scoprirà poi Terra Adélie, battezzata con il nome della moglie). Gli Stati Uniti con Charles Wilkes, partito nel 1838, avvistarono "una lunghissima linea costiera" (Terra di Wilkes). Ma il primato britannico venne riconfermato con una spedizione guidata da James Clark Ross (1839-1843) il quale, avvistata nel 1841 Terra Victoria, si inoltrò nella grande insenatura che si spinge verso il polo (e che prenderà il suo nome). Da qui osservò numerose montagne e addirittura due vulcani , l'Erebus e il Terror (chiamati come le due navi della spedizione), nonché il profilarsi della spettacolare barriera di ghiaccio. Proseguì poi ad oriente oltre la penisola antartica, navigando nel mare di Weddell, la grande insenatura opposta a quella di Ross.
 Nel 1881 la Terza Conferenza Polare Internazionale, tenutasi a San Pietroburgo, organizzò il 1° Anno Polare Internazionale, svolto durante il 1882-83, a cui parteciparono 12 nazioni (per l'Italia si attivarono solo singoli studiosi), che concentrò le sue ricerche soprattutto in Artide, ma contribuì ad accrescere l'interesse generale per le zone polari. L'evento fu fortemente ispirato dall'esploratore artico Carl Weyprecht, un ufficiale della marina austriaca, molto legato alla città di Trieste, deceduto poco prima dell'inizio della Conferenza; egli considerava la collaborazione congiunta delle nazioni e uno standard comune per rilevazioni simultanee, come essenziali per accrescere rapidamente le nostre conoscenze sui fenomeni polari.
 Nel 1880 Giacomo Bove fu il primo italiano ad organizzare una missione in acque antartiche: dopo aver navigato presso lo stretto di Magellano, la nave fece naufragio e fu successivamente soccorsa da una nave inglese. Nel 1895 il norvegese Carsten Borchgrevink effettuò invece il primo sbarco documentato sul continente e tornò anche a svernare sulla terraferma nel 1899 durante una spedizione anglo-norvegese, presso Capo Adare, alloggiato durante l'inverno in un rifugio allestito sul ghiaccio, con 9 compagni. Nel 1900 raggiunse con gli sci i 78,5° Sud.
 All'inizio del XX secolo l'interesse per le zone polari coinvolgeva molte nazioni. A seguito di numerose inizative di ambienti scientifici tedeschi, nel corso del 7° Congresso Internazionale dei geografi, tenutosi a Berlino, venne deciso un congiunto programma di ricerca e osservazioni simultanee, da svolgersi tra il 1901 e il 1903 in Antartide. Ad ogni Paese partecipante vennero assegnate le aree dove eseguire le osservazioni: agli inglesi la zona del Mare di Ross, agli scozzesi il Mare di Weddel, agli svedesi la Penisola Antartica, mentre i tedeschi effettuarono le operazioni nella terra di Enderby. Nel 1901 la Germania inviò in Antartide Erich von Drigalsky, al comando della nave Gauss, che tra l'altro utilizzò una mongolfiera per una delle prime osservazioni dall'alto. Anche Svedesi e Scozzesi allestirono spedizioni. Otto Nordenskjöld, al comando di quella svedese nel 1902-03, portò alla luce presso la Terra di Graham, importanti reperti fossili, tra cui quelli di un enorme pinguino estinto (Anthropornis nordenskjioeldi) Ma fu probabilmente la Gran Bretagna a riportare i successi più prestigiosi: l'ufficiale di marina Robert Falcon Scott, che non aveva mai visto l'Antartide prima, durante un tentativo di penetrazione del continente, con cani da slitta, superò nel 1902 gli 82° Sud, arrivando a circa 800 chilometri dal Polo.
 Nel 1903-04 il francese Jean-Baptiste Charcot guidò una spedizione nelle acque antartiche, alla ricerca di Nordenskjöld che, momentaneamente bloccato dai ghiacci, non aveva più dato notizie, e realizzò una stazione scientifica francese sull'isola di Wandel, che andava a sommarsi ad altre allestite durante l'Anno Polare. Di questa spedizione faceva parte la guida alpina Pierre Dayné, che fu il primo italiano a toccare un suolo antartico. Nel 1907 l'irlandese Ernest Shackleton, che aveva partecipato alla missione di Scott, ritentò l'obbiettivo del Polo Sud: utilizzando ponies mancesi al posto dei cani risalì nel 1908 il ghiacciaio Beardmore, conquistando così l'accesso all'altipiano centrale; si avvicinò molto, ma dovette desistere nel gennaio 1909, dopo aver superato gli 88° Sud. Nel frattempo, con una spedizione separata, Edward David, Douglas Mawson (australiano) e Alistar McKay raggiunsero invece a piedi il Polo Sud Magnetico, che in quel periodo si trovava ancora sul continente.

 Il 6 Aprile dello stesso anno, all'altro capo del mondo, Robert Peary, statunitense, conquistò il Polo Nord. Primato che gli sarà contestato a lungo, senza risultato, da Frederich Albert Cook.

 La conquista del Polo Sud stava ormai diventando una questione di orgoglio nazionale; il miraggio di un evento anche sportivo, eroico, infiammava il cuore degli esploratori. Finalmente, alla fine del 1911, in piena estate antartica, anche questo traguardo fu raggiunto con una gara tragica e gloriosa insieme. Protagoniste furono due spedizioni, una inglese, comandata ancora una volta da Robert Falcon Scott, che a lungo si era preparato, e l'altra norvegese, guidata dall'esperto Roald Amundsen, scopritore del "passaggio a Nord-Ovest", che si era organizzato in segreto dopo aver dovuto rinunciare al Polo Nord, già raggiunto da Peary. Appena partito, il norvegese inviò un messaggio al rivale inglese, ancora in Nuova Zelanda: "Dirigo a sud. Amundsen". Il Polo fu espugnato dal norvegese: utilizzando cani da slitta fu raggiunto rapidamente il 14 dicembre 1911, apparentemente quasi con facilità. La spedizione di Scott, in ritardo, incontrò invece tempo avverso; raggiunse anch'egli il polo, il 18 gennaio 1912, ma in condizioni preoccupanti, e demoralizzato dal veder sventolare la bandiera norvegese alla meta tanto ambita. Oltre che sui cavallini siberiani per la partenza (che peraltro si rivelarono una scelta infelice), Scott contò per gran parte del viaggio sulla forza e la volontà dell'uomo. Il gruppo del polo, composto da cinque uomini, nel viaggio di ritorno andò incontro alla morte, implacabilmente stretto nell'inverno antartico in arrivo. Le loro sofferenze sono documentate nel diario di viaggio di Scott, rinvenuto otto mesi più tardi presso l'ultimo accampamento.
 La volontà inglese era però incrollabile e nel 1914 Shackleton fu di nuovo in acque antartiche col proposito di attraversare il continente dal Mare di Weddel al Mare di Ross, senza fortuna. Morirà durante un'altra spedizione, nel 1922 in Georgia Australe. Amundsen invece, dopo un tentativo fallito in idrovolante, nel 1926 raggiunse il Polo Nord a bordo di un dirigibile, diventando il primo uomo ad aver toccato entrambi i poli. Perderà poi la vita nel 1928 in Artide, durante le operazioni di soccorso al dirigibile Italia di Umberto Nobile.
 Intanto nel 1911-12 il Giappone aveva inviato la spedizione di Nobu Shiraze presso la Baia delle Balene, nel Mare di Ross. E l'australiano Douglas Mawson, partito alla fine del 1911 e dopo aver installato un ripetitore radio sull'isola di Macquarie, andò a svernare sul continente presso Cape Denison; nell'estate antartica 1912-13 partì per una pericolosa missione esplorativa che rischiò di costargli la vita e che risultò fatale per i suoi due compagni di viaggio.
 Nell'estate 1928-29 gli americani si presentarono in forze con Hubert Wilkins, intraprendente fotografo australiano che sorvolò e fotografò in quegli anni terre mai esplorate. Nel novembre 1929 l'americano Richard Evelin Byrd compì il primo volo aereo sul Polo Sud e introdusse metodi esplorativi integrali, durante la prima delle sue 5 missioni antartiche (tornerà nel 1933-35, 1939-41, 1946-47, 1956).
 Nel 1929 l'Organizzazione Meteorologica Internazionale, su impulso dell'ufficiale di Marina tedesco Johannes Georgi, decise di organizzare il 2° Anno Polare Internazionale. Erano trascorsi 50 anni dalla precedente iniziativa; la tecnologia adesso forniva mezzi molto più evoluti e le nozioni scientifiche si erano ampliate; la recente nascita delle comunicazioni radio, l'intensificarsi dei voli aerei, la necessità di precise previsioni meteorologiche, richiedevano una maggior conoscenza dei fenomeni atmosferici polari: le tempeste magnetiche, le aurore boreali, la ionosfera, le correnti atmosferiche.
 Durante l'Anno Polare (1932-33) vennero allestite numerose stazioni di ricerca e misurazione (di cui 5 in Antartide, dove le misurazioni iniziarono il 1° gennaio 1933) e vi parteciparono 44 nazioni, compresa l'Italia; gli Stati Uniti inaugurarono la base McMurdo, presso la piattaforma di Ross; per lo studio della ionosfera vennero utilizzati anche palloni sonda. La massa di dati raccolta fu enorme e nel 1939, allo scoppio della II Guerra Mondiale, il lavoro di catalogazione e studio, non era ancora terminato.

 Finita la II Guerra Mondiale, si aprì per l'Antartide una fase nuova. Le tecnologie continuavano a progredire e offrivano a molte nazioni gli strumenti per impiantare stazioni meteorologiche e basi scientifiche permanenti. Gruppi iniziarono a svernare regolarmente sul continente, e si susseguirono le esplorazioni. Continuò a svilupparsi un crescente interesse, generato da motivi scientifici ed economici, ma anche strategici e militari. Tutto ciò pose a più riprese il problema delle rivendicazioni territoriali. Con il nuovo assetto politico mondiale l'Antartide rischiava seriamente di trasformarsi in terreno di conquista, per assicurarsi basi strategiche e future imprecisate ricchezze naturali.
 Stati Uniti e Unione Sovietica si ritenevano semplicemente libere di operare in Antartide, ma altre 7 nazioni (Argentina, Australia, Cile, Francia, Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda) rivendicavano la loro sovranità su settori precisi. La teoria dei settori era stata sostenuta per la prima volta nel 1907 in relazione all'Artide, quando il Canada cercò di far valere la propria sovranità sul tratto di mare delimitato dai due meridiani canadesi più estremi, fino alla loro congiunzione sul Polo Nord. Per l'Antartide la base del settore, anzichè essere il territorio nazionale, veniva individuata arbitrariamente nel 60° parallelo Sud. I contrasti più pericolosi sorgevano sulla Penisola Antartica, contemporaneamente rivendicata da Cile (53°W-90°W, 1940), Argentina (25°-68°,34'W, 1942, poi estesi fino a 74°W, 1946) e Gran Bretagna (che includeva l'intero settore argentino e parte del cileno). Con quale criterio doveva essere legalmente riconosciuta? Diritto di scoperta, di occupazione reale o di contiguità geografica?
 Il Trattato Antartico disinnescò certamente pericolosi confronti (2).

 Per alcune carte geografiche il continente rimane ancor oggi idealmente suddiviso in zone d'influenza, che a partire dal Mare di Weddel e dalla Penisola Antartica e in senso antiorario sono: Territorio Antartico Britannico, Settore americano, Dipendenza della Nuova Zelanda, Territorio Antartico Australiano, Territorio Australe e Antartico Francese (incuneato in quello australiano), Settore Norvegese.


A.G.I. e Trattato Antartico

 Il 1 luglio 1957 fu inaugurato l'Anno Geofisico Internazionale (AGI), i cui lavori, che videro la partecipazione di 40 paesi tra cui l'Italia (che effettuò solo misurazioni sul suolo nazionale), durarono fino al 31 dicembre 1958. L'AGI, rispetto ai precedenti Anni Polari, ampliava i suoi orizzonti con un approccio globale all'ambiente, giustificando la nuova denominazione, ma conservando lo stesso spirito di collaborazione tra le nazioni, con lo scopo di razionalizzare le risorse per raggiungere i massimi risultati.
 Con questa iniziativa fu possibile avviare un coordinato lavoro di ricerca scientifica esteso a tutto il mondo, suddiviso in sei aree, tra cui il continente antartico, dove ben 10.000 uomini di 12 paesi, che già possedevano basi o che ne installarono appositamente, invasero quello che è a tutt'oggi il luogo più remoto della Terra. Furono coordinati i programmi di ricerca di Australia, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Argentina, Cile, Nuova Zelanda, Belgio, Giappone, Norvegia, Unione Sudafricana. Tra i risultati più notevoli dell'AGI ci furono la scoperta delle Fasce di van Allen, il rapporto esistente tra le aurore polari a Nord e Sud, accresciute conoscenze su CO2 e ozono atmosferici, raggi cosmici e magnetismo solare, la scoperta di correnti marine profonde, l'identificazione delle dorsali oceaniche e la messa in orbita dei primi satelliti artificiali (a cominciare dal sovietico Sputnik, 1957).

 In coincidenza con l'AGI vennero avviati, su iniziativa degli Stati Uniti (che seguiva a una precedente proposta di amministrazione internazionale avanzata dagli USA nel 1948), contatti preliminari e indetta una Conferenza tra i dodici paesi già citati, svoltasi a Washington dal 15 ottobre al 30 novembre 1959, che portò alla firma del Trattato Antartico, il 1 dicembre, e che entrò in vigore il 23 giugno 1961.
 I firmatari del Trattato si impegnarono a congelare ogni rivendicazione e trasformare il continente in un gigantesco laboratorio, che per il suo isolamento, la posizione geografico-astronomica, l'elevata trasparenza atmosferica e la lontananza da ogni forma di inquinamento umano, si presenta luogo ideale per uno studio globale del pianeta. Il Trattato si componeva di 14 articoli, in cui i contraenti si impegnavano a svolgere solo attività pacifiche e di ricerca scientifica, mantenendo il continente demilitarizzato, e astenendosi da ogni tipo di esperimento nucleare e collaudo di armi. Libertà di ricerca, cooperazione e assistenza internazionale, scambio di informazioni e di personale, controllo incondizionato da parte di osservatori, erano i cardini dell'accordo.
 Il Trattato aveva validità trentennale con possibilità di rinnovo, e ai soci fondatori si sono negli anni aggiunte numerose altre nazioni (nel 2005 vi avevano aderito 45 Paesi), tra cui l'Italia, divenuta membro il 18 marzo 1981. Nel 1972 e nel 1980 si sono aggiunti due Protocolli, per la difesa delle foche e delle risorse marine. Nel 1991 il Protocollo di Madrid (Protocollo sulla Protezione Ambientale) ha prorogato la validità del Trattato Antartico per altri 50 anni, introducendo nuove e più stringenti norme in campo ambientale.

 Nel 1985, in Italia, ha iniziato ad operare il PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide), che attraverso un Consorzio di 4 Enti, ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente), CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) e INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), coordina le spedizioni scientifiche che annualmente l'Italia organizza in territorio antartico. L'impegno messo in atto ha permesso all'Italia di essere ammessa, già nel 1988, nello SCAR (Scientific Committee on Antarctic Research), un importante forum scientifico internazionale, riservato ai Paesi che effettuano un significativo programma di ricerca in Antartide.
 A marzo 2007 è ufficialmente iniziato a Parigi il IV Anno Polare Internazionale (International Polar Year, IPY), promosso dall'ICSU (International Council for Science) e dal WMO (World Meteorological Organization), che ha coinvolto oltre 50.000 scienziati di 63 nazioni, inaugurando un intensissimo programma di ricerche in Artide e Antartide, terminato a Marzo 2009 e a cui l'Italia ha dato un importante contributo. Anche l'ESA (Agenzia Spaziale Europea) è stata coinvolta, mettendo a disposizione i suoi archivi di osservazioni satellitari degli ultimi 15 anni.


La calotta polare

 Le due regioni polari terrestri sono accomunate dalle stesse condizioni astronomico-climatiche. La loro posizione geografica fa si che la quantità di radiazione solare annuale sia la più bassa della Terra, inoltre il bianco della neve è in grado di rifletterne tra l'80 e il 90% ; ma le analogie non vanno molto oltre. Mentre il Polo Nord è in un oceano e subisce l'influsso moderatore dell'acqua, il Polo Sud è situato in un continente grande 50 volte l'Italia ed è completamente isolato dalle altre terre emerse.
 La forma generale dell'Antartide è divisa in due porzioni diseguali, là dove le due grandi insenature dei mari di Ross e di Weddel strozzano il continente e la catena montuosa Transantartica le unisce passando non lontano dal polo e sbarrando la strada ai ghiacciai dei due versanti. La parte orientale è paragonabile a una massiccio semicerchio. Quella occidentale, vasta un terzo dell'altra, con la Penisola Antartica protesa verso l'America Meridionale, è assai più accidentata, con molte insenature, e probabilmente non si tratta nemmeno di un'unica terra emersa, ma di un'arcipelago coperto e unito dai ghiacci.

 La divisione tra parte occidentale e orientale ha origini geologiche. Secondo la teoria della deriva dei continenti, formulata da Alfred Wegener nel 1912, e che nei primi anni '60 evolverà in quella della tettonica a zolle, 200 milioni di anni fa le terre emerse di tutto il pianeta formavano un unico supercontinente, denominato Pangea (cioé tutta terra, circondato dall'unico oceano Pantalassa, tutto mare), di cui l'Antartide faceva parte, posizionato a latitudini e in posizione difficile da definire con certezza, ma probabilmente molto diverse dalle attuali. Circa 180 milioni di anni fa la Pangea iniziò a smembrarsi, dando origine a due masse di terra emersa, di cui la meridionale viene denominata Gondwana, che iniziò a frammentarsi anch'essa alla fine del Giurassico (140 milioni di anni fa), separandosi a sua volta lungo linee di frattura. Queste linee sono oggi rappresentate dalle dorsali oceaniche, cioè imponenti catene vulcaniche adagiate sul fondo degli attuali oceani di tutto il mondo. Esse vanno interpretate come margini di accrescimento che spingono le placche continentali alla deriva o a scontrarsi le une contro le altre. Molte caratteristiche geologiche e ritrovamenti fossili accomunano precise parti antartiche con terre oggi lontane, come l'Africa, l'India, l'Australia e la Nuova Zelanda, suggerendo le antiche posizioni di contatto. In questo quadro di grandi movimenti, la Penisola Antartica non appare in continuità con la massa orientale, ma piuttosto come continuazione della Cordigliera delle Ande (Antartande), ed è formata da rocce più recenti.
 Tentando una ricostruzione sommaria, possiamo dire che la parte orientale ha raggiunto la posizione polare 55-60 milioni di anni fa, mentre si staccava dall'Australia. Durante l'Oligocene (da 35 a 23 m. a. fa), per cause probabilmente astronomiche, le acque antartiche iniziarono a raffreddarsi e, a partire dalle catene montuose più elevate, i ghiacciai si espansero. Alla fine dell'Oligocene la parte occidentale iniziò a staccarsi dal Sud America, aprendo il Passaggio di Drake, condizione necessaria per la nascita della Corrente Circumpolare intorno al continente, che favoriva a sua volta un sistema climatico chiuso. Da quel momento la fase glaciale si intensificò.

 Oggi il ghiaccio ricopre quasi interamente il continente, nascondendone lo zoccolo roccioso sottostante. L'enorme calotta polare (inlandsis) ha uno spessore medio di 2400 metri, con punte massime di oltre 4500; un volume valutato in 30 milioni di chilometri cubi di ghiaccio e che rappresenta il 90% del ghiaccio disponibile sulla Terra (cioè i due terzi delle riserve mondiali d'acqua dolce). Ogni km cubo pesa 1 miliardo di tonnellate e si ritiene che la pressione esercitata dalla calotta deprima il continente di almeno 600 m; è possibile che, in caso di fusione completa, si assisterebbe ad una equivalente lenta riemersione; contemporaneamente l'acqua prodotta dalla fusione aumenterebbe di circa 60 m il livello degli oceani. Solo da questo si intuisce come, nel passato geologico, le fluttuazioni periodiche di volume della calotta abbiano influenzato pesantemente il bilancio idrico della Terra. La pressione sul continente è il principale responsabile di un'altra anomalia antartica: in media l'orlo delle piattaforme continentali si trova sommerso a 70 km dalla costa e 200 m di profondità, e termina con l'inizio della scarpata oceanica, che scende verso il fondale oceanico fino a 4000 m. La piattaforma antartica è invece più stretta, mediamente 30 km, occasionalmente assente, e scende fino a 500 metri. A ciò ha contribuito sicuramente anche il flusso dei ghiacciai che, soprattutto durante le glaciazioni, hanno continuato ad erodere i fondali fino a centinaia di metri sotto il livello del mare.
 Caratteristiche dell'Antartide sono le piattaforme di ghiaccio, cioè enormi tavolati di acqua dolce, alimentati dai ghiacciai, che occupano circa la metà della linea costiera, galleggianti o appoggiati sul fondo marino, ancorati alla terraferma, dai cui bordi si staccano periodicamente enormi iceberg piatti, di tutte le dimensioni, alcuni dei quali più lunghi di 100 km, tanto che i primi esploratori li scambiarono a volte per isole. La piattaforma più estesa è quella di Ross, che occupa una parte notevole del Mare omonimo: grande come la Francia, si presenta sul mare come una spettacolare barriera a strapiombo, lunga 650 km e approssimativamente alta 300 metri, di cui 45 emersi. Assai estese sono anche quelle di Ronne e di Filchner; notevoli pure le piattaforme di Amery, di Shackleton, di Larsen.

 Sul continente le precipitazioni nevose, seppur scarse, tendono ad accumularsi e a compattarsi, soltanto in parte disperse dai venti e dalla sublimazione superficiale. La maggiorparte della neve, trasformata in ghiaccio, alimenta gli imponenti ghiacciai che, come acqua, ma eccezionalmente più lenti, scivolano verso le coste, scavandosi la strada talvolta nella roccia, ma non raramente tra pareti di ghiaccio antico. Arrivati al mare i ghiacciai proseguono anche per lunghi tratti nell'acqua, galleggiando, oppure scivolando sui fondali e continuando ad erodere la roccia in profondità. Nonostante il suo aspetto apparentemente immutabile e l'esistenza di alcuni ghiacciai sostanzialmente fermi, la calotta è quindi in continuo movimento; al Polo Sud è abbastanza stabile e si muove di circa 10 metri all'anno, ma in altri punti è possibile misurare scorrimenti di 1000 m l'anno. Nella terra di Coats la piattaforma di Brunt, dove sorge la base inglese Halley, galleggia verso il largo alla velocità di 400 m all'anno. La spinta idrostatica delle maree fa anche oscillare le piattaforme di ghiaccio: La Piattaforma di Ross avanza 50 cm al giorno e può avere oscillazioni verticali fino a 1,5 metri.

 Nel marzo 2002 i mezzi d'informazione di tutto il mondo diffusero la notizia del cedimento della piattaforma Larsen-B, nella parte più settentrionale della Penisola Antartica, col distacco di un iceberg lungo 295 km e largo 37, vasto cioè come la Valle d'Aosta. L'inizio del fenomeno era stato osservato dal National snow and ice data center il 31 gennaio; il distacco avvenne il 5 marzo. L'arretramento progressivo dei ghiacci viene addebitato al lento riscaldamento del pianeta, osservato soprattutto negli ultimi 60 anni, generato dal cosidetto effetto serra, a sua volta addebitabile a una progressiva concentrazione di CO2 nell'atmosfera. L'aumento di CO2 diminuisce infatti la dispersione nello spazio dell'energia termica proveniente dal sole. Il suo aumento è dovuto all'industrializzazione, che brucia grandi quantità di combustibili fossili (più trascurabile quello di origine vulcanica), e all'intensa deforestazione, che diminuisce la naturale capacità di riassorbimento delle piante.


Geografia antartica

 I confini del continente consistono in una serie di territori, golfi e mari intitolati spesso ad esploratori e regnanti. Partendo dalla Penisola Antartica (formata dalla Penisola di Palmer e più a nord dalla Terra di Graham, che protende nella parte orientale la Barriera di Larsen) e proseguendo verso est, troviamo lungo la costa la Barriera di Ronne-Filchner, la Terra di Coats, la Terra Regina Maud, la Terra di Enderby, la Barriera di Amery, la Terra di Wilkes, la Terra Victoria, la Barriera di Ross, la Terra Mary Byrd e la Terra di Ellsworth. Partendo invece dalla Barriera di Ross, bagnata dal Mare omonimo, e proseguendo verso oriente, incontriamo il Mare di Amundsen, il Mare di Bellingshausen e, oltre la Penisola antartica, il Mare di Weddel e, più a nord, il Mare di Scozia.
 Comprendere invece la reale conformazione del territorio, sepolto sotto ad un imponente mantello di ghiaccio, soltanto occasionalmente interrotto dalle cime più alte, non è cosa facile. A tal scopo sono stati utilizzati negli anni in modo sempre più massiccio tutta una serie di metodi geofici, alcuni dei quali originariamente utilizzati per la ricerca di idrocarburi, ossia metodi gravimetrici, sismici a rifrazione e riflessione, magnetometrici, a radio-eco, utilizzati sia dalle stazioni terrestri, che da navi e aerei; più recentemente le ricerche hanno potuto usufruire anche del contributo dei satelliti artificiali.
 Soltanto il 2% della superficie continentale è libero dalla calotta. I principali affioramenti rocciosi si verificano ovviamente con le vette delle principali catene montuose e lungo le coste a picco sul mare. La Catena Transantartica, lunga 3500 chilometri dalla Terra di Coats a Capo Adare (in Terra Victoria), presenta molte cime oltre i 4000 m d'altitudine, culminando nei 4528 m del Monte Kirkpatrick, e ospita in Terra Victoria il vulcano Erebus, di 3784 m, ancora attivo: sul fondo del suo cratere esiste un lago di lava largo 30 metri, con temperature medie di 1000° C. Il più alto cono vulcanico è invece il Monte Sidley (4181 m), che si erge nella terra di Mary Byrd. Cime oltre i 4000 m si trovano anche lungo la Penisola Antartica, ma sono i Monti Ellsworht a detenere il primato con i 4897 m del Monte Vinson, conquistato nel 1966 da un gruppo di alpinisti nordamericani, tra cui Peter Shoening. Altre cime montuose si elevano lungo le coste orientali, alte più di 3000 m nella Terra della Regina Maud. Il Polo Sud, a 2800 metri di altezza, è approssimativamente situato su uno strato di roccia alto 300 metri sul livello del mare, coperto da 2,5 km di ghiaccio. Sotto la calotta orientale sono state rilevate dal radioecoscandaglio strutture morfologiche sepolte, come antiche valli glaciali e un'intera catena montuosa subglaciale: i Monti Gamburstev.
 Occasionalmente la morfologia del suolo, ostacolando il flusso dei ghiacciai, genera delle "oasi", piccole porzioni di territorio libere dai ghiacci. Tra le più famose le Valli Secche presso la stazione di McMurdo, che occupano un'area di circa 80 km di diamentro: vi si osservano i normali processi di corrosione e modellamento dei deserti freddi; particolarmente spettacolari sono i terreni poligonali (in cui la pietra, soggetta ai continui sbalzi stagionali tra gelo e disgelo, genera un pavimento che sembra fatto di mattonelle) e i ventifacs (rocce modellate e smerigliate in forme fantasiose, da sabbia e aghi di ghiaccio trascinati dai venti impetuosi).
 Tra la calotta di ghiaccio continentale e la massa di roccia in profondità è possibile l'esistenza di acqua allo stato liquido, probabilmente causata da fonti di calore nel sottosuolo. Negli anni novanta si è accertata l'esistenza di un enorme lago subglaciale (lungo 200 km e largo 45) non lontano dalla base russa Vostok, mentre presso i Monti di Ellworth, a 3500 metri di profondità, si trova un lago d'acqua dolce del diametro di 13 km. Anche nell'area della base italo-francese Dome C è stata individuata la presenza di alcuni laghi subglaciali.

 L'Antartide è caratterizzato non solo da freddo intenso, ma anche da scarse precipitazioni, soprattutto a carattere nevoso, occasionalmente sotto forma di aghi di ghiaccio con cielo sereno; nella parte centrale dell'altopiano orientale cadono in media meno di 5 cm/anno, maggiori precipitazioni si registrano verso le coste e col diminuire dell'altitudine. L'esiguità delle precipitazioni non deve stupire, se si considera che siamo in presenza di un'altipiano con altitudine media di quasi 2500 m, cioè un efficiente ostacolo a qualsiasi perturbazione, e che altitudine e basse temperature riducono drasticamente l'umidità nell'aria. L'aria fredda dell'interno tende invece a "scivolare giù" dal continente (venti catabatici), per cui ci troviamo generalmente in presenza di venti che spirano dal polo sud verso il mare, e che contemporaneamente acquisiscono una rotazione antioraria, generando lungo le coste una fascia di venti orientali. Mentre al polo regna una relativa calma, i venti che spazzano il continente possono soffiare anche a 300 km orari, sviluppando terribili e improvvise tempeste di neve (i blizzard, che possono durare molti giorni). La temperatura media annuale invernale in Antartide è di -50°C con punte fino a -90°C (-89,6°C misurati alla base sovietica Vostok, in pieno altipiano centrale, nel luglio 1983).

 Il continente è totalmente circondato dal Mar Glaciale Antartico (anche Oceano Antartico oppure Oceano Australe), un mare freddo e tempestoso, con insidiosi iceberg vaganti nel periodo del disgelo, dove i ghiacci occupano regolarmente il mare aperto e furono in grado di imprigionare e letteralmente stritolare le navi dei primi audaci esploratori. La banchisa, ghiaccio marino che può arrivare a 3 metri di spessore, cinge le coste per 10 mesi l'anno, raggiunge la massima estensione nel mese di novembre (avvicinandosi ai 55° di latitudine Sud e raggiungendo una superficie superiore a quella continentale) e quella minima nel mese di marzo, quando l'85% della sua massa si è ormai frantumata e dispersa in mare, formando quel che viene chiamato il pack. Il Mar Glaciale Antartico, attraverso cui comunicano i tre grandi Oceani Pacifico, Indiano e Atlantico, separa completamente il continente dalle altre terre emerse. La più vicina, la punta del Sud America, lontana 950 km, si raggiunge attraversando il Passaggio di Drake.
 Lungo le coste dell'Antartide l'acqua superficiale presenta una bassa salinità, a causa delle precipitazioni e del continuo contributo d'acqua dolce proveniente dal continente, soprattutto nel periodo estivo.
 In termini oceanografici, con convergenza si intende una linea che separa masse d'acqua diverse, in cui le temperature superficiali subiscono una variazione molto più rapida di quella legata alla latitudine. Intorno al continente, ad una latitudine variabile da meno di 60°S a più di 55°S si snoda la Convergenza Antartica, lungo la quale si registra un rapido aumento della temperatura nelle acque superficiali di circa 3°C, là dove una deriva porta le acque fredde antartiche ad incontrarsi con quelle più calde subantartiche, e che può venire assunta come limite settentrionale dell'Oceano Australe. Le acque subantartiche si collocano tra questa e la Convergenza Sub-Tropicale, a circa 40°S, dove avviene un aumento di 4°C. Per quanto riguarda le correnti marine superficiali, mentre lungo le coste queste sono essenzialmente orientali (cioè provenienti da Est), influenzate in parte dai venti, la Corrente Circumpolare Antartica, più a Nord, procede invece da Ovest ad Est. La linea che divide queste due correnti opposte di flusso è detta Divergenza Antartica, è situata circa a 65° di latitudine Sud, ed è anche un'area in cui le acque profonde dirette verso il continente riemergono quasi in superficie. La Corrente Circumpolare genera un sistema difficilmente penetrabile dalle correnti calde settentrionali, contribuendo efficacemente alle temperature assai rigide, tipiche del continente.
 Naturalmente i flussi sono complessi, e condizionati anche dal profilo delle terre emerse e dalla topografia sottomarina, ma siamo comunque in presenza di continui movimenti delle masse d'acqua. Di grande importanza per la vita del mare sono soprattutto i movimenti verticali, che assicurano un ricambio costante, ossigenando le profondità e trasferendo sali minerali delle acque profonde verso l'alto e verso sud.

 Il campo magnetico terrestre può essere sommariamente assimilato ad un dipolo magnetico. Il punto d'intersezione tra il prolungamento dell'asse di una ipotetica barra magnetica al centro della Terra (che generasse questo campo) e la superficie terrestre è denominato polo geomagnetico. Il punto in cui le linee di forza sono perpendicolari al terreno è però localizzato altrove, è chiamato polo magnetico, ed è quello che influenza l'ago della bussola. Si noti che i poli magnetici terrestri, non solo non sono coincidenti con i poli geografici, e neppure esattamente agli antipodi l'uno dell'altro, ma sono anche interessati da una continua migrazione. Dopo esser stato raggiunto nel 1909 all'interno di Terra Victoria, ad una successiva misurazione nel 1962, il Polo Sud Magnetico si era spostato di 800 km, sulla costa di Terra Adelie. Oggi si trova al largo a oltre 2500 km dal Polo Geografico. Anche il valore del campo magnetico varia col tempo, e può succedere perfino che i poli si invertano, come pare sia capitato di "recente", poche centinaia di migliaia di anni fa. Oggi, mentre la base americana Amundsen-Scott copre il Polo Sud Geografico, quella francese Dumont d'Urville è molto vicina al Polo Sud Magnetico (che si trova in mare), e quella russa Vostok è relativamente prossima al Polo Sud Geomagnetico. Con il nome di Polo dell'Inaccessibilità, si indica invece una località remota al centro del continente: è semplicemente il punto più distante da qualsiasi linea costiera. Si trova a circa 60°E e 463 km dal Polo Sud Geografico, e a 1700 km dalle coste più vicine.

 Il primo meteorite scoperto in Antartide, presso Terra Adelie e del peso approssimativo di un chilogrammo, fu rinvenuto nel 1912 dalla spedizione australiana di Douglas Mawson. I ritrovamenti rimasero estremamente rari, finché una squadra giapponese individuò nel 1969, sui Monti Yamato a 300 km dalla base giapponese Syowa, un'area molto interessante, rinvenendo 9 meteoriti; nel 1976 ne erano già stati trovati centinaia e durante l'estate 1979-80, in quella stessa area, si superarono i 3000 esemplari. Nel 2007 i ritrovamenti in Antartide, presso numerosi siti, erano diventati circa 30.000.


Fauna e flora

 Come già detto le acque antartiche sono molto "fertili" poichè le correnti portano in superficie dal fondo una gran quantità di sali minerali e sostenze nutritive. Il freddo (che aumenta la solubilità dei gas), le acque tempestose e i movimenti marini rendono l'acqua molto ricca di ossigeno e anidride carbonica, tanto da trovare pesci (alcune specie di Nototeniiformi) che possono vivere pur avendo sangue privo di emoglobina. L'ossigeno viene trasportato direttamente dal plasma sanguigno (seppur in bassa concentrazione), che è perciò trasparente: un esempio è il pesce sangue-bianco (Caenocephalus aceratus), che vive sul fondo ed ha un basso metabolismo. Le acque hanno temperature costantemente al di sotto degli 0°C (a causa della salinità la temperatura di congelamento è più bassa), e in molte specie di pesci il sangue contiene un anticongelante naturale (la glicoproteina); tra questi il merluzzo antartico (Notothenia coriiceps).
 Queste condizioni hanno generato un ambiente ricchissimo di fitoplancton, con conseguente abbondanza di zooplancton e di minuscoli crostacei, numerosissimi in questo mare, principalmente del genere Euphausia e soprattutto della specie superba (crostacei lunghi 5-7 cm denominati krill). Talvolta le acque sono così ricche di vita vegetale che la clorofilla colora l'oceano e l'acqua raccolta ricorda l'odore del fieno. La ricca base alimentare costituita a partire dal plancton permette l'esistenza di un'enorme quantità di pesci, come salmoni e lasche (per il 90% si tratta di specie endemiche, cioè caratteristiche dell'Oceano Antartico) , che a loro volta nutrono uccelli (in gran parte migratori), foche e orche (Orcinus orca, terribili e cosmopoliti predatori presenti anche in queste acque). I banchi di krill (nome norvegese utilizzato inizialmente dai balenieri) rappresentano anche il nutrimento privilegiato dei grossi cetacei, megattera(Megaptera novaeangliae) e balenottera azzurra (Balaenoptera musculus). Quest'ultima è il più grande animale esistente, lunga 20-30 metri, pesante 120-150 tonn. (7 metri e 2 tonnellate alla nascita), protetta da regolamenti perchè la caccia incontrollata rischia di estinguere le grandi balene (il 60-70% vengono cacciate in Antartide). I capodogli (Physeter macrocephalus), rari in queste acque, si nutrono abbondantemente di polpi; pesano fino a 50 tonnellate, sono i più grandi animali predatori e possono immergersi a notevoli profondità (2 km e oltre), dove cacciano i calamari giganti. Nel passato il calamaro gigante (Architeuthis dux) assomigliava ad una specie di leggenda, poichè vive negli abissi, soprattutto nell'Oceano Atlantico; ed anche oggi si conosce solo per ritrovamenti di esemplari morti o moribondi: enorme invertebrato di 2 tonnellate, lungo fino a 16 metri (di cui 11 sono i tentacoli), nel 2007 un esemplare di 495 chili è stato catturato da una nave neozelandese nel mare di Ross.

 Prima che la deriva dei continenti lo posizionasse sul Polo Sud e prima che la calotta di ghiaccio iniziasse a formarsi, l'Antartide conobbe un clima tropicale, con vegetazione rigogliosa. Ne sono testimonianza resti fossili di piante e animali, bacini carboniferi, giacimenti di petrolio e gas naturale nel Mare di Ross. Nel 1967 Peter J. Barrett scoprì sul Picco Grafite, presso il ghiacciaio Beardmore, un frammento di osso appartenente ad un labirintodonte (Austrobrachyops jenseni, vissuto nel Triassico, oltre 200 milioni di anni fa, cioè prima dello smembramento della Pangea), e nell'anno successivo Edwin H. Colbert si imbattè in una mascella inferiore dello stesso anfibo estinto. Nel 1969 Colbert rinvenne frammenti fossili di Lystrosaurus (un rettile-mammifero erbivoro) e successivamente James W. Collinson trovò nel 1970 un fossile completo di cinodonte (un'altro rettile-mammifero che deponeva uova). Questi reperti risultavano assai simili ad altri ritrovamenti in Africa e Australia, convalidando la teoria sulla deriva dei continenti. Esistono anche numerosi ritrovamenti di dinosauri (nella penisola Antartica e sui Monti Transantartici) e pinguini fossili: il Palaeeudyptes antarcticus e l'Anthropornis nordenskjoeldi, che vissero circa 40 milioni di anni fa ed avevano dimensioni e peso maggiori dei pinguini attuali.

 Oggi invece sulla terraferma le condizioni climatiche sono in genere molto ostili a qualsiasi forma di vita. Mentre nei climi temperati si trovano milioni di batteri in ogni manciata di terra, in Antartide furono stimati due batteri per ogni litro di neve. Tanto che l'ammiraglio americano Byrd immaginò il continente, per il suo freddo intenso, ma forse anche per la sua "sterilità", come loco utile per immagazzinare le eccedenze alimentari mondiali. Il freddo è uno dei principali nemici con cui le forme di vita polari devono combattere. Alcune piante, come la Deschampsia antarctica che resiste al buio invernale con temperature -30°, sopravvive grazie ad un "gene antigelo" in grado di inibire la crescita dei cristalli di ghiaccio. In Antartide non vivono rettili, e neppure anfibi. Gli omeotermi, cioè mammiferi e uccelli, che producono al loro interno il calore necessario, tentano di conservarlo con pannicoli adiposi sottocutanei rivestiti da pelliccia o piumaggio idrorepellenti. La forma del corpo è rotondeggiante, con brevi appendici; inoltre coda e pinne sono generalmente mantenute a temperatura molto più bassa del corpo, per limitare la dispersione di calore.
 Clima avverso, povertà del suolo e scarsa disponibilità di acqua allo stato liquido permettono una vegetazione quasi esclusivamente nei tratti costieri liberi dai ghiacci perenni. Dove la roccia nuda si scalda al sole estivo e stempera l'aria, si possono raggiungere anche i 15°C intorno a gennaio, contro i -18°C del Polo Sud, ed assistere allo spettacolo insolito di un torrente. Raramente è possibile trovare anche all'interno del continente inaspettate "oasi" e piccoli laghi; nello stagno di San Juan, 2000 metri quadrati e profondo circa 15 centimetri, saturo di clorito di calcio che ne abbassa la temperatura di congelamento, vive una specie di batteri. La vegetazione è comunque spesso costretta a crescere direttamente sul permafrost (o permagélo), terreno cioè perennemente gelato, profondo anche centinaia di metri, fino alla roccia sottostante, che cede acqua solo superficialmente nel periodo del disgelo. La flora è limitata quasi esclusivamente a muschi, licheni e alghe terrestri; si possono trovare solo due specie di piante con fiori, presenti nella Penisola Antartica: la Deschampsia antarctica e il Colobanthus quietensis, un parente del garofano e una varietà d'erba. I licheni non sono una pianta, ma un fungo e un'alga che vivono in simbiosi: il fungo si àncora alle rocce e trattiene l'acqua, mentre l'alga si occupa della fotosintesi. La loro crescita è estremamente lenta, poiché il loro ciclo vegetativo annuale è brevissimo, ma possono vivere assai a lungo, fino a migliaia d'anni; con la morte vanno a costituire terreno fertile.

 Nelle aree deglaciate, lungo le coste, è possibile trovare traccia di invertebrati come acari, protozooi, alcune specie di insetti primitivi ed anche una mosca priva di ali lunga mezzo centimetro. Gli animali parzialmente terrestri si concentrano vicino al mare, da cui dipendono per il nutrimento. Entro il Circolo polare Antartico esistono pochissime specie, ma alcune sono abbastanza numerose.
 Tra gli uccelli marini troviamo albatros, procellarie e gabbiani. Tra i procellariformi c'è il petrello delle nevi (Pagodroma nivea), simile ad una colomba bianca, e il petrello gigante (Macronectes giganteus), dal becco massiccio, con apertura alare fino a 2 metri, che si ciba di pesci, pinguini ed anche carogne. Un predatore simile al gabbiano è lo stercorario o skua antartico (Catharacta maccormicki), apertura alare fino a 140 cm, si nutre di pesci, piccoli crostacei, uova e soprattutto cacciando giovani pinguini; i suoi voli lo portano ovunque sul continente, probabilmente fino al Polo Sud. Ancor più incredibile migratore è la sterna codalunga (Sterna paradisea), unico abitatore di entrambe le regioni polari, che si riproduce in Artico, ma che ogni anno migra da un polo all'altro per trovare acque fredde ma libere dai ghiacci.
 Il pinguino, l'animale più rappresentativo dell'Antartide, vive solo nelle zone fredde dell'emisfero sud; due specie abitano il continente, le altre vivono all'estremità della Penisola Antartica e sulle isole periferiche; uccelli dalla caratteristica livrea, non adatti al volo, ma ottimi nuotatori dal corpo affusolato, si nutrono di pesci, krill e calamari. Il nome deriva dal francese pingouin; secondo il Roulin originato dal bretone penngwenn (cioè testa bianca), forse assegnato ad altri uccelli e successivamente adottato impropriamente per i pinguini (che hanno la testa nera); altri ritengono che venne assegnato dagli Olandesi intorno al 1600 con il significato di pingue, grasso. Gli uccelli più simili a loro nell'emisfero nord sono le alche, come la pulcinella di mare, che però sa volare. Esistono 8 specie di pinguini. Il pinguino Imperatore (Aptenodytes forsteri) è il più grande, raggiunge e supera il metro di altezza (l'altezza normale delle altre specie è circa 70 cm) ed un maschio adulto può pesare fino a 40 kg; vive a stretto contatto col continente, sulle coste e presso le aree ghiacciate adiacenti, dove si dedica alla pesca; abbandonate le acque all'inizio dell'autunno, in marzo, si dirige all'interno per accoppiarsi e deporre le uova, concentrandosi in colonie che possono contare decine di migliaia di individui. Del genere Aptenodytes esiste anche la specie patagonica, che comprende due razze: una (patagonica patagonica) occupa Terra del Fuoco e Georgia australe, mentre l'altra (patagonica halli) è diffusa sulle isole Kerguelen, Macquarie, fino in Tasmania e Nuova Zelanda. Il pinguino di Adelia (Pygoscelis adeliae), che nidifica sia in Antartide che sulle isole, è più piccolo dell'Imperatore ma molto più numeroso, le piume gli rivestono anche la base del becco, è alto 45-70 centimetri e pesa 4-8 chili. Comune invece a tutta la fascia circumpolare, ma con una popolazione di sole 300.000 coppie, timido, velocissimo nel nuoto, è il pinguino pigmeo o gentoo (Pygoscelis papua), che contrariamente al nome è un pinguino piuttosto alto. Tra i più numerosi e diffusi, il pinguino antartico (Pygoscelis antarctica), riconoscibile da una linea nera che gli attraversa la gola bianca, come la cinghia di un elmetto. Sulle isole subantartiche e sulle coste di Australia, Tasmania e Nuova Zelanda troviamo i pinguini crestati o macaroni (Eudyptes christatus e Eudyptes chrysolophus), cioè le specie più numerose, con oltre 11 milioni di coppie; quello di Magellano (Spheniscus magellanicus), infine, è diffuso nella punta Sudamericana ed ha un grido simile al raglio di un asino.
 In Antartide vivono anche alcune specie di foche, carnivori marini i cui piccoli nascono a terra ed unici mammiferi australi oltre ai cetacei. La più diffusa è la foca bianca o cancrivora (Lobodon carcinophagus), si nutre di plancton e krill ed è anche in grado di schiacciare e triturare granchi e altri crostacei. Piuttosto rara e relativamente piccola, abitante i limiti della banchisa, è la foca di Ross(Ommatophoca rosii) mentre, abbondante e caratteristica, la foca Weddel (Leptonycotes weddelli) mangia pesci, polpi e calamari, vive presso le coste continentali ed è in grado di nuotare fino a 600 metri di profondità; nuota anche sotto al mare ghiacciato e praticando fori nella banchisa riemerge ogni 10 minuti per respirare. Se necessario può stare in immersione molto di più; questa caratteristica è comune a tutti i pinnipedi, essi hanno nel sangue molti globuli rossi e quando si immergono riescono ad abbassare fortemente il ritmo cardiaco, riducono drasticamente l'irrorazione sanguigna del corpo con l'eccezione del cervello e del cuore, e in questo modo limitano il consumo di ossigeno; inoltre possono contare su una riserva di ossigeno immagazzinata nei muscoli sotto forma di mioglobina. La foca più grande, e forse la più brutta, è la foca elefante o elefante marino (Mirounga leonina), il maschio può superare 5 metri di lunghezza e pesare fino a 35 quintali, cioè quattro volte il peso di una femmina. La più pericolosa e feroce è però la foca leopardo (Hydrurga leptonyx), cattura pesci, cefalopodi, pinguini ed anche uccelli e non ha quasi nemici naturali, temendo solo l'assalto delle orche; nel 2004 un esemplare ha ucciso una biologa inglese presso la base Rothera, nella Penisola Antartica.


L'Antartide oggi

 Il continente è ancor oggi largamente inesplorato. Pur non potendo vantare popolazioni stabili, vi si trovano però oltre 50 basi scientifiche, disseminate lungo le coste e più raramente nell'interno, di cui molte sono permanenti e abitate in modo continuativo durante tutto l'anno; i programmi di ricerca proseguono ininterrottamente nella raccolta dei dati, indagando sull'attività vulcanica, sismica, sul magnetismo e su molti fenomeni di impatto ambientale, come l'assottigliamento dello strato di ozono, osservato a partire dal 1981. L'Antartide è il luogo ideale per le osservazioni astronomiche. Lo studio delle "tempeste solari" accresce le nostre conoscente sui fenomeni collegati, come le spettacolari "aurore" e i disturbi provocati nelle radiotrasmissioni. Le perforazioni in profondità nel ghiaccio antico, rappresentano per gli studiosi un autentico viaggio nel passato, da cui riaffiorano meteoriti, fossili, polveri di antiche eruzioni vulcaniche, pollini, particelle imprigionate da decine e centinaia di migliaia di anni.
 Le presenze sul continente, negli ultimi anni, possono raggiungere gli 8.000 ricercatori nel periodo estivo, per scendere a circa 1.000 in quello invernale. L'isolamento prolungato e le difficoltà ambientali di chi affronta l'inverno antartico mettono alla prova l'equilibrio fisico e psicologico degli individui, che vengono perciò attentamente seguiti, per studiare eventuali effetti deprimenti sul sistema immunitario. Questi studi sono seguiti con interesse anche in ambiente astronautico, dove si è impegnati a progettare viaggi e permanenze in orbita sempre più lunghe. L'estate invece comporta problemi ridotti, tanto che navi provenienti dall'Argentina, dalla Tasmania e dalla Nuova Zelanda transitano ormai decine di migliaia di turisti all'anno.
 La prima donna in Antartide è stata la moglie di un capitano norvegese, Caroline Mikkelsen, alle Vestfold Hills nel 1935; mentre Emilio Palma è ufficialmente il primo nato, nel 1978 presso la base argentina Esperanza.
 Nell'estate 1989-90 è stata effettuata la prima traversata a piedi senza cani, da Reinhold Messner e Arved Fuchs.

 Durante l'estate australe 2005-2006 si è svolta la XXI Spedizione italiana in Antartide, con attività di ricerca suddivise tra la nostra base Mario Zucchelli in Baia Terranova, a bordo della Nave Italica e presso la stazione italo-francese Concordia, in località "Dome C" sul plateau antartico, nonché altre attività presso navi e basi di altri Paesi presenti sul continente. Presso la base permanente Dome C le attività sono poi proseguite per tutto il periodo invernale. In questo sito nel 2006 è anche arrivata a compimento la perforazione profonda del progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antartica), a cui hanno collaborato 10 paesi europei e che ha prodotto una "carota" di ghiaccio lunga 3270 m, raggiungendo la roccia sottostante su cui poggia la calotta polare, e che fornirà informazioni sul clima degli ultimi 800.000 anni.
 Durante la XXII Spedizione (ottobre 2006 - febbraio 2007), che ha visto svolte molte attività presso la stazione Concordia, hanno avuto particolare rilevanza altri due progetti di perforazione, TALDICE (Talos Dome Ice Core Project) e ANDRILL (ANtarctic geological DRILLing). TALDICE, presso il sito Talos Dome, a cui hanno partecipato 5 nazioni europee, è iniziato nel 2005, fornendo dati che vanno ad integrare quelli di EPICA. ANDRILL invece comprende due perforazioni nell'area di McMurdo (la prima effettuata nella stagione 2006-2007), con lo scopo di studiare i bacini sedimentari ai margini del continente che, rispetto alle perforazioni prodotte all'interno, permettono di ricostruire le variazioni climatiche su periodi molto più antichi (fino a 5 milioni di anni).


Note

Fonti
 Per la stesura del testo ho consultato principalmente: I Poli, Mondadori(Time-Life), 1962; L'Antartide, Ardito Desio, UTET, 1984; Enciclopedia Geografica 2002, Zanichelli; l'opuscolo Conoscere l'Antartide, PNRA S.C.r.l., 2005; Antartide, il cuore bianco della Terra, Lucia Simion, Giunti Editore, 2007; http://www.annopolare.it/esplorazione/StoriaAnniPolari.pdf di Anna Maria Fioretti, Gianguido Salvi ed Enrico Mazzoli, 2008. Ho acquisito qualche curiosità anche da un breve testo, Verso la terra dei pinguini, 1979, Arnoldo Mondadori Editore, dello scienziato-scrittore Isaac Asimov.

Avvertenze
 I testi sono di anni diversi e non raramente certi valori non corrispondono. In alcuni casi ho ritenuto più attendibili i più recenti, in altri ho fatto una media, in altri ancora ho indicato cifre come approssimative oppure ho preferito la fonte che giudicavo più autorevole. Per prudenza vi invito a considerare i volumi, le distanze, le quantità e i periodi come indicativi. In caso di errori importanti, di qualsiasi tipo, la loro segnalazione da parte dei lettori sarà gradita.

(1)  Nonostante l'ipotesi di un continente australe si sia poi rivelata esatta, non vorrei venisse però attribuita troppa lungimiranza ai greci antichi. Le loro conoscenze geografiche non si allontanavano molto da quello che fu l'impero di Alessandro Magno e il bacino del Mediterraneo, e per quanto riguardava i "confini dell'ecumene" dovevano supplire all'ignoranza con testimonianze non sempre attendibili, quando non addirittura affidandosi a intuizioni, col risultato di creare popolazioni immaginarie e paesi utopici, posti ai confini del mondo. Nel caso proposto risulta evidente che la tesi della necessità di un contrappeso meccanico al continente Euroasiatico è infondata. L'amore poi per la simmetria, trasferita in modo poco scientifico alla geografia, portò anche a numerose inesattezze. Si può per esempio ricordare che Erodoto immaginò il corso del Nilo, ancora misterioso, come speculare a quello più conosciuto dell'Istro (l'odierno Danubio). Avieno invece, che cita Scilace e Damaste, rivela come si preferisse immaginare equivalenti i due sbocchi estremi del Mediterraneo. Il primo infatti dichiara erroneamente uguali le larghezze del Bosforo e dell'odierno Stretto di Gibilterra, e il secondo valuta in sette stadi la larghezza delle Colonne d'Ercole, utilizzando semplicemente la distanza fra Abido e Sesto sull'Ellesponto, che ben conosceva. (informazioni tratte da La geografia degli antichi, Federica Cordano, Edizioni Laterza, 1992).

(2)  Le isole Falkland-Malvine, che non sono mai rientrate negli accordi del Trattato Antartico, trovandosi a nord del 60° parallelo, conobbero un capitolo tragico con la guerra tra Gran Bretagna e Argentina, nel 1982. Le isole erano state scoperte nel 1592 dall'inglese J. Davis e presero il nome di lord Falkland (tesoriere della flotta) nel 1690. Denominate Malouines da coloni bretoni nel 1764, contese da spagnoli e inglesi, occupate dagli argentini nel periodo 1820-1831, appartengono alla Gran Bretagna dal 1832 e gli attuali 2000 abitanti sono quasi tutti di origine britannica.


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